Rutilio Namaziano, originario della Gallia Narbonese e uomo politico romano, fu costretto a tornare nella sua terra di origine a seguito delle devastazioni subite da Roma a causa dei Goti nel 410 d.C. Il suo viaggio di ritorno fu lo spunto per la stesura dell’opera De reditu suo, un componimento in distici elegiaci, nei cui versi si legge tutta la malinconia per un mondo al tramonto, che l’esaltazione di Roma mitiga solo un po’.

 

Fecisti patriam diversis gentibus unam;

profuit iniustis te dominante capi;

dumque offers victis proprii consortia iuris,

Urbem fecisti, quod prius orbis erat.

Auctores generis Venerem Martemque fatemur,

Aeneadum matrem Romulidumque patrem;

mitigat armatas victrix clementia vires,

convenit in mores nomen utrumque tuos.

Hinc tibi certandi bona parcendique voluptas:

Quos timuit superat, quos superavit amat.

 

Hai creato una sola patria per genti diverse;
giovò a popoli senza leggi finire sotto il tuo dominio.
E mentre offrivi ai vinti la parità con le tue leggi,
hai fatto, di ciò che prima era il mondo, un’unica città.
Riconosciamo come tuoi genitori Venere e Marte,
madre degli Eneidi e padre della stirpe di Romolo.
La tua clemenza, quando vinci, mitiga la violenza delle armi,
influiscono sui tuoi costumi entrambi gli dei.
Da qui nasce il tuo giusto piacere di combattere e risparmiare:
(Roma) vince chi ha temuto e ama chi ha sconfitto.

Rutilio Namaziano, De reditu suo vv.63-72 (V d.C.)

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Anfiteatro Flavio, seconda metà I d.C.

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